Bloomberg: ''La foresta che cambierà Manhattan''
Il messaggio del sindaco di New York alla conferenza sul clima di Copenhagen: "Ho 127 idee per ispirare il mondo"
(La Stampa, 06-12-2009)Tocca alle metropoli fare da battistrada nella difesa del clima dalle emissioni di gas tossici nell'atmosfera: alla vigilia dell’apertura dei lavori della Conferenza Onu sul clima in programma a Copenhagen è il sindaco di New York Michael Bloomberg ad affidare il proprio messaggio a quest'intervista con «La Stampa».
Reduce dalla seconda rielezione, interlocutore di Barack Obama sul clima e guida di una grande città che si vanta di essere la «capitale del mondo» anche sul fronte delle innovazioni ambientali, Bloomberg svela di avere in mente il progetto di rendere meno inquinanti i singoli edifici della Grande Mela e lancia una sfida ai molti leader nazionali in partenza per la Danimarca: «Prendiamo esempio l'uno dall’altro» - dice - per poter salvare al Pianeta.
Sindaco, lei ha intrapreso numerose iniziative per difendere l'ambiente di New York. Perché ha fatto questa scommessa?
«Noi abbiamo a che fare con tre sfide che hanno implicazioni e conseguenze ambientali. La nostra popolazione supererà i nove milioni di abitanti nel 2030. Gran parte delle infrastrutture della città ha un secolo di vita e mostra i segni della vecchiaia. E ci troviamo ad affrontare una minaccia dalle implicazioni pericolose: i cambiamenti climatici globali. L’unica via possibile è creare un ambiente che sia davvero sostenibile».
Quale è il suo progetto di lungo termine per creare nella metropoli un ambiente sostenibile?
«Nel 2007 abbiamo lanciato "PlaNyc" ovvero 127 iniziative per dare vita ad una New York più grande e più verde. Stiamo prendendo iniziative tese a migliorare la qualità dell'aria e dell’acqua, così come a pulire la terra contaminata. Stiamo creando costruzioni più avanzate, garantendo un migliore accesso agli spazi aperti. Stiamo aumentando la capacità della metropolitana, migliorando anche il mantenimento dei trasporti pubblici, così come delle infrastrutture energetiche della città. Il nostro obiettivo è di arrivare ad ottenere il 30 per cento della riduzione delle emissioni nocive di New York entro il 2030».
Quali sono i «progetti verdi» di New York che lei ha iniziato e dei quali va più orgoglioso?
«Ce ne sono molti, sceglierne alcuni è difficile. Abbiamo piantato 30 mila alberi, recuperato e protetto oltre 5463 ettari di zone infiltrate dall'acqua, aggiunto 360 km di piste ciclabili nei cinque quartieri e installato oltre 2 mila “porta-bicicletta”. Abbiamo lanciato o completato oltre 100 progetti per l'efficienza energetica, ristrutturando edifici governativi e convertito il 25 per cento dei taxi gialli in vetture ibride, senza contare le leggi che obbligano a mandare in pensione gli autobus scolastici troppo vecchi».
E quali sono i nuovi progetti che adesso ha in mente?
«Una delle priorità del "PlanNYC" a cui tengo di più è di rendere più efficienti da un punto di vista energetico i nostri edifici, perché il 75 per cento delle emissioni di anidride carbonica di New York vengono dall'energia che viene consumata dentro i palazzi. Assieme al consiglio comunale abbiamo sviluppato il "Greener, Greater Building Plan", un pacchetto di iniziative legislative tese ad assicurarsi che tutti gli edifici esistenti adottino misure tali da consumare meno energia».
In Europa c'è curiosità per l'esperimento delle turbine sottomarine che avete posizionato sui fondali del fiume East River. Come sta procedendo?
«Stiamo facendo progressi. Il tentativo iniziale di installare le turbine venne danneggiato dagli effetti delle forti correnti. Ora che il disegno delle turbine è stato rivisto stiamo collezionando risultati promettenti».
Quali sono le responsabilità che i cittadini delle grandi metropoli condividono nella difesa del clima del Pianeta?
«Credo che le grandi città siano il fronte più avanzato della battaglia contro i cambiamenti climatici. Da un lato, chi abita nelle città ha fra i livelli più bassi di emissioni pro capite a causa dell’alta densità di popolazione ed all'uso dei mezzi pubblici. Dall'altro, siamo la fonte di circa l'80 per cento delle emissioni nocive emesse nell'atmosfera. Senza contare che più avanzeranno i cambiamenti climatici più le aree urbane densamente popolate, soprattutto nelle zone costiere, ne sentiranno l'impatto. Noi amministratori locali, presenti sul territorio, riconosciamo ovviamente l'importanza delle iniziative nazionali e internazionali sui cambiamenti climatici. Ma dobbiamo agire da soli, in loco e subito».
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ritiene che l'«economia verde» possa contribuire a far ripartire la crescita economica tanto in America che nel mondo. Può dire lo stesso di New York City?
«L'economia verde può avere un ruolo vitale nella creazione di più posti di lavoro a New York. Nell'ultimo mese di ottobre ho annunciato un piano per espandere i settori "green" del nostro sistema produttivo. Abbiamo 30 diverse iniziative tese a sostenere e attrarre imprese "verdi" così come per istruire i newyorchesi a cogliere le opportunità fornite dal fenomeno dei "green jobs". L'obiettivo è arrivare alla creazione di 13 mila nuovi posti di lavoro, raddoppiando il personale del municipio».
Che cosa si aspetta dalla conferenza dell’Onu sul clima che sta per aprirsi a Copenhagen?
«Voglio condividere l'esperienza di New York con i leader del mondo che si riuniranno per concordare un quadro comune al fine di combattere i cambiamenti climatici. Il summit di Copenhagen non include rappresentanti solo dei governi nazionali, ma anche sindaci delle città più grandi, oltre a esponenti di alti funzionari nei governi locali, di sindacalisti e di gruppi di attivisti».
Se potesse dare un consiglio ai leader che si riuniranno a Copenhagen che cosa direbbe loro?
«Direi che abbiamo molto da condividere e molto da imparare gli uni dagli altri».