Robin Obama, tasse ai ricchi e sanità ai poveri
Per il rilancio 4 trilioni di dollari di budget. Il passivo è di 1,7 trilioni, record dal 1945 (La Stampa, 27-02-09)
Tassare i ricchi per curare i poveri: è questo il principio-cardine del bilancio da 3,94 trilioni di dollari che Barack Obama ha inviato al Congresso con l’obiettivo di sconfiggere la recessione e porre le basi per le ripresa economica.
L’aumento complessivo delle imposte per cittadini e imprese è di 1,3 trilioni la cui parte più importante è composta da 636,7 miliardi frutto dell’azzeramento dei tagli fiscali di George W. Bush per chi guadagna più di 250 mila dollari annui. Per costoro le imposte aumenteranno fino a un massimo del 39,6% e le tasse sui capital gain cresceranno dal 15 al 20%. Saranno questi fondi sottratti ai ricchi a finanziare 635 miliardi di spese - nei prossimi dieci anni - destinati a ristrutturare la sanità pubblica per garantire un minimo di copertura a ognuno dei 46 milioni di cittadini che oggi non possono permettersela, così come numerosi progetti pubblici dall’educazione all’agricoltura fino alle infrastrutture. Una montagna di dollari sta per uscire dalle tasche dei cittadini per riversarsi nelle casse dello Stato, che li userà per creare posti di lavoro e garantire medicine ed educazione alla classe media impoverita. «Abbiamo di fronte a noi scelte difficili» ha detto il presidente americano, illustrando alla Casa Bianca il testo di 134 pagine che ha definito «un’onesta raffigurazione di dove siamo e dove vogliamo andare».
Fra le maggiori novità del bilancio spicca il nuovo approccio alle spese della Difesa: se nel 2009 aumenteranno del 4 per cento e le campagne militari in Iraq ed Afghanistan costeranno 140 miliardi - 75 in più del 2008 - la scelta strategica è a farle scendere nei prossimi dieci anni di 1,49 trilioni. Per la prima volta le guerre in Iraq e Afghanistan saranno contabilizzate nel bilancio federale.
Tasse in arrivo anche sul fronte dell’energia. Ad essere colpite saranno le aziende che immettono gas inquinanti nell’atmosfera e la strategia di «cap and trade» (taglia e commercia le emissioni) porterà a 645,7 miliardi di entrate entro il 2012 consentendo di recuperare i fondi necessari per sviluppare le nuove fonti rinnovabili e progetti avveniristici come quello descritto da Peter Orszag, capo dell’ufficio del bilancio, di una «autostrada dell’elettricità» dalle fattorie eoliche sui monti del North Dakota fino ai maggiori centri abitati della nazione.
A far decollare la spesa pubblica saranno anche ulteriori fondi «a disposizione del ministero del Tesoro» per l’eventuale sostegno alle istituzioni finanziarie a rischio di collasso - per 750 miliardi - e il risultato complessivo è di un deficit previsto di 1,75 trilioni, pari al 12 per cento del Pil ovvero il dato più alto dal 1945. Nel 2010 dovrebbe scendere a 1,17 trilioni ma il futuro non si annuncia affatto roseo: anche se il piano di Barack Obama per «rompere con gli errori del passato» dovesse riuscire a centrare tutti gli obiettivi, il deficit nel 2019 sarebbe di 712 miliardi con un debito di ben 23,1 trilioni.
I mercati finanziari hanno accolto numeri e scenari dell’amministrazione Usa con un nuovo salto all’indietro - il Dow Jones ha chiuso con un arretramento dell’1,64% e il Nasdaq del 2,38 - e al Congresso si annuncia battaglia. Kent Conrad, presidente democratico della commissione Bilancio del Senato, assegna «voti iniziali positivi» al piano Obama ma ammette che «bisognerà fare molto di più per impedire l’indebitamento nazionale nel lungo termine». Anche un altro influente leader democratico del Senato, Max Baucus, fa capire al presidente che dovrà rimettere mano al testo perché: «A pagare le cure ai dipendenti siano i datori di lavoro anziché altri cittadini».
I repubblicani accusano la Casa Bianca di voler puntare tutto sull’«aumento delle tasse»: «Siamo d’accordo sul garantire assistenza sanitaria a chi non ce l’ha ma la strada per arrivarci non può essere tassare cittadini e imprese nel bel mezzo di una recessione». Intanto Fannie Mae archivia il quarto trimestre con una perdita di 25,2 miliardi di dollari e chiede al Tesoro americano nuovi aiuti per 15,2 miliardi.